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Due fiere per una città
Loris Schermi

Dove: ArtÒ_Art Fair in Open City / Roma - The Road to Contemporary Art
Quando: 02/04/2009 - 05/04/2009
Info: Roma - varie sedi

I loghi delle due fiere

Si sono concluse le seconde edizioni delle due fiere d’arte contemporanea di Roma: “ArtÒ_Art Fair in Open City” diretta da Raffaele Gavarro e “Roma - The Road to Contemporary Art” creatura di Roberto Casiraghi. La capitale è un caso nel panorama internazionale con ben due fiere d’arte che si svolgono contemporaneamente. Fino a due anni fa l’unico appuntamento fieristico di questo genere a Roma era “Riparte”, all’interno dell’Hotel Ripa a Trastevere, promossa da tre galleristi romani, Giuliano Matricardi e Bruno Puiatti della galleria Il Ponte Contemporanea e Simona Rossi della 2RC Edizioni d’Arte.

Era da tempo che nell’aria si sentiva la voglia di provare a scommettere più in grande per competere con le altre situazioni italiane ed europee. Se Bologna è leader in Italia, anche altre grandi città come Torino o Milano hanno man mano guadagnato credibilità in questo segmento di mercato. Il fenomeno naturalmente non è solo nostro ma internazionale, se la più importante è senza dubbio Art Basel di Basilea e Miami Beach, di grande rilievo sono realtà come Artxpo di New York o Art Forum di Berlino. Tante nuove realtà si stanno poi affermando come, solo per citarne una, la Frieza Art Fair di Londra.

Nel centro Italia da qualche anno ci aveva provato Vitarte, a Viterbo, non riscuotendo però un grande entusiasmo da parte delle gallerie più affermate. Roma è quindi una grande scommessa. Ma avere due fiere nella stessa città e per di più negli stessi giorni non è controproducente?

Dobbiamo prima di tutto analizzare i due fenomeni in maniera autonoma perché molto diversi tra loro. ArtÒ sceglie come location il Palazzo dei Congressi dell’EUR e si connota subito come una fiera tradizionale, senza stravolgere la tipologia alla quale siamo abituati. Se si pensa che lo scopo della fiera è vendere opere d’arte, è a nostro avviso il modo più giusto e idoneo per raggiungere l’obiettivo. Il collezionista ha una visione d’insieme, può con calma visionare le opere, fare i suoi dovuti calcoli e decidere se acquistare o meno.

The Road to Contemporary Art, è una formula totalmente diversa. La fiera non è concentrata in una unica location ma si espande in vari punti della città, occupando prestigiosi palazzi e monumenti: Palazzo Venezia, Palazzo delle Esposizioni, il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia e altre sedi che comprendono mostre ed eventi prestigiosi. Certamente più affascinante ed articolata ha attirato la maggior parte dei “grossi nomi” e ha vinto nella guerra dei numeri accaparrandosi la partecipazione di 61 gallerie contro le 43 di ArtÒ. Ma non siamo altrettanto sicuri che sia stata la formula migliore per raggiungere gli obiettivi che una fiera dovrebbe prefissarsi cioè vendere. Se è vero che esisteva una suddivisione per tipologia di espositore è altrettanto vero che non c’era una suddivisione di peculiarità del bene acquistabile. Senz’altro un collezionista che si trova costretto a vagare da una sede all’altra ha difficoltà ad avere una visione d’insieme e a trarne le dovute conclusioni.

C’è un altro dato interessante che può far riflettere ossia l’assenza di molti nomi prestigiosi certamente non avulsi alla formula della fiera. Tra di loro naturalmente spicca Gagosian che aderisce però insieme a molte altre sedi espositive romane al Freaky Friday promosso sempre da Casiraghi, una sorta di notte bianca dell’arte contemporanea con le gallerie aperte eccezionalmente fino alla mezzanotte. Probabilmente non deve aver fatto male i conti visto che la sua contestuale inaugurazione della mostra di Anselm Kiefer ha attirato anche un buon numero di espositori che hanno reso ossequioso omaggio alla potente galleria. Ma come ha vissuto Roma questa grande concentrazione di eventi? Anche qui occorre fare dei distinguo. Se è un dato di fatto che non si è realizzata l’ampia partecipazione di pubblico sperata, appare interessante analizzare la tipologia dei visitatori. Se è vero che gli addetti ai lavori si sono visti in tutte e due le manifestazioni, i turisti, come era facile aspettarsi, hanno concentrato la loro presenza a The Road to Contemporary Art, trovandosi lì, spesso anche per caso, avendo già come meta le visite ai monumenti della città.

E gli aspiranti collezionisti? Ossia quella fascia di popolazione giovane con disponibilità economiche che potenzialmente rappresenta il futuro del collezionismo? Di quelli se ne sono visti pochi perché la pubblicità delle due fiere ha lasciato molto a desiderare. La maggior parte della “gente normale” che non compra riviste specializzate e non visita siti internet del settore era completamente all’oscuro degli eventi. Se in giro per Roma, a tempo debito, abbiamo visto addirittura i manifesti della fiera di Viterbo, non siamo riusciti a vedere quelli delle due fiere di Roma. Aggiungiamo anche che i pochi informati, spesso ignoravano che esistevano due situazioni autonome.

Stanchi per le lunghe camminate tra stand, mostre e incontri torniamo a casa comunque felici di tre giorni di full immersion convinti che l’arte contemporanea stia sempre di più crescendo e conquistando spazio ma rimaniamo ancora a sognare un unico grande evento, magari negli spazi della nuova fiera di Roma a Fiumicino.

08/04/2009

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