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Un lampo nel pratico inerte del quotidiano. Il Pastificio Cerere a Rovereto
Diego Reghellin

Dove: MART
Quando: 16/05/2009 - 27/09/2009
Info: corso Bettini 43, Rovereto (TN) - tel 800 397760 mar-dom 10-18 ven 10-21 lunedì chiuso. Intero €10, ridotto €7, famiglie €20. http://www.mart.trento.it

Gallo, Prismi, 2007 - Pizzi Cannella, Salon de musique, 2005 - Dessì, Camera Picta, 1991 - Tirelli, Senza titolo, 1990 - Nunzio, Senza Titolo, 2007 - Ceccobelli, Pelle d'angelo, 1992

Una volta attraversata Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo, mostra che resterà al Mart di Rovereto fino al 27 settembre 2009, resta un piacevole invito per una fertile riflessione: cosa accomuna Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella, Marco Tirelli? È noto che i sei a partire dalla fine degli anni Settanta hanno convissuto, ognuno con il proprio studio, all'interno dell'ex pastificio Cerere nel quartiere romano di San Lorenzo. Nel 1984 arriva la comune ribalta con Ateliers, a cura di Achille Bonito Oliva; poi i singoli percorsi continuano autonomi, qualche volta intrecciandosi. Manifesti programmatici sottoscritti da tutti non ce ne sono, ognuno esclude di far parte di un movimento, qualcuno non vive neanche più a Roma. Il valore di quanto esposto a Rovereto e il senso di pienezza che segue la visita fa escludere che si tratti di una sorta di nostalgica riunione di condominio: ma allora di cosa si parla quando si dice Scuola di San Lorenzo? Forse il problema è l'accanimento nella ricerca di un contenuto pieno, di un'evidente comunanza stilistica o di contenuti.

Cercare viceversa parziali corrispondenze tra i singoli artisti può svelare alcune somiglianze, ma non aiuta a trovare uno o più tratti accomunanti. I molteplici esiti figurativi delle ricerche spirituali di Ceccobelli paiono infatti imparentati con alcune opere di Gallo, grazie ad un simbolario se non comune almeno confrontabile; ma in Gallo, prova ne siano i 26 bronzi di Prismi (2007), la forza della vitalità è sempre manifesta anche quando il piano simbolico è importante tanto nel progetto complessivo quanto nei singoli elementi costituenti. La Camera Picta (1991) di Dessì impone di cercare il punto di vista che costruisce l'opera, trasformando una stanza colorata e alcuni oggetti in un quadro; un altra opera dove la ricerca del giusto punto di vista è protagonista, questa volta però per la sua impossibilità, è Oceano (1987) di Nunzio: un pavimento in piombo e legno di cinque metri per cinque interrotto solo da una rettilinea e breve onda statica, su di esso si cammina mentre sul muro è appesa un'enorme mandorla di piombo. Come si diceva stiamo accumulando spunti ed impressioni per collegare tra loro singolarmente gli artisti, una via forse troppo soggettivistica e che in questa mostra non sempre si rivela efficace: come unire la delicatamente densa geometria esistenziale di Marco Tirelli (dove ci si chiede se le dimensioni siano due, tre o una) e la poetica di Pizzi Cannella, dove figurazione ed individualità segnica si impongono con discreta evidenza su un fare pittorico la cui concretezza è al di là di gioia e malinconia?

Un utile ed arguto suggerimento nella ricerca di elementi di unione degli artisti viene dalla curatrice Daniela Lancioni che, nel catalogo della mostra, avvicina la produzione dei sei all'idea di pittura così come fu intuita da Merleau-Ponty: "Un pensiero incarnato, la visione attraverso la quale luce, spazio, profondità, colore, movimento, rivelano un insieme che si esprime in queste dimensioni ma non si esaurisce in nessuna di esse, il supporto sul quale si annulla la dicotomia tra anima e corpo, l'atto che inizia l'individuo al mistero dell'alterità".

Nel suo contributo al catalogo Achille Bonito Oliva inquadra la Scuola di San Lorenzo utilizzando come riferimento una dicotomia a contrapposizione ortogonale: arte ad accumulo orizzontale vs arte a rarefazione verticale. L'arte ad accumulo orizzontale è interessata più al processo del fare, è centrata sull'individuo, alimentata ed alimentante l'esuberanza creativa di un Michelangelo, di un Picasso, di un Beuys; l'arte della rarefazione verticale si interessa invece al capolavoro nella consapevolezza che la perfezione è sempre figlia di un Coro, mai di un canto singolo: la perfezione è raggiunta approssimandosi all'infinito fino a raggiungerlo, nutrendo e sciogliendo l'artista nelle stratificazioni storiche, culturali e relazionali che lo compongono e definiscono. Mirano al capolavoro di Leonardo, che ritocca per tutta una vita la già conclusa Gioconda, o Reinhardt, che riteneva non si possa dipingere che un solo quadro. Gli artisti della Scuola di San Lorenzo, secondo Abo, condividerebbero tra di loro una nostalgia per il capolavoro, così come viene visto nell'arte a rarefazione verticale. Questa nostalgia del capolavoro fornirebbe una veste di seduzione alle forme delle immagini e delle materie in cui affondano le loro mani, una seduzione che "nasce dal bisogno di creare un varco e un lampo nel pratico inerte del quotidiano, uno stupore che lacera l'orizzontale impermeabilità attraversante lo scambio sociale".

Usando l'inquadramento proposto da Achille Bonito Oliva come mappa, e come bussola il ruolo che pare essersi assegnato il singolo artista nell'atto creativo, ci permettiamo di segnalare due opere esposte a Rovereto.

In Pelle d'angelo, lavoro del '92 di Ceccobelli (tecnica mista su camice e pomice applicata su legno) si manifesta il prendere forma della ricerca di una spiritualità attraverso un'arte che punta il dito oltre se stessa e chi l'ha creata. Si realizza qui un giusto equilibrio tra uso volontario dei simboli e volontaria esposizione a farsi usare dai simboli, all'interno di una consapevolezza conscia che il contributo del singolo a un capolavoro non può che essere limitato, a volte inevitabilmente limitante.

Tre legni lunghi 4 metri e larghi 30 cm, uno a fianco all'altro, tagliati lungo il loro diametro e lavorati così da avere al posto della faccia rivolta verso l'alto delle onde appuntite, ogni legno secondo un ritmo e un'inclinazione propria. Si tratta di Senza titolo (2004-2005) di Nunzio. I due legni esterni, continuando nella descrizione, presentano anche un elemento piatto, una possibilità espressiva del cui essere non ci si chiede il perché, divenuto evidente nella sua necessità. La visione di quest'opera porta ad una riconsiderazione delle forze presenti nella materia, scoprendo un'autonoma creatività materica in grado di ridefinire uno spazio fisico al di là e indipendentemente dalla indiscutibile presenza fisica, mettendo in dubbio la distinzione tra soggetto e oggetto artistico.

07/06/2009

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