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Sulla Soglia. Rodolfo Fiorenza alla Fondazione Volume!
Daniela Trincia

Dove: Fondazione Volume!
Quando: 17/09/2009 - 29/09/2009
Info: via S. Francesco di Sales 86/88, tel 066892431, mar-ven ore 17-19.30 sab ore 17-19, ingresso libero - www.fondazionevolume.com - press@fondazionevolume.com - catalogo con testi di Doris Von Drathen e Rodolfo Fiorenza

Rodolfo Fiorenza, Sulla Soglia, particolare, 2009

Molti aspetti e diverse sollecitazioni sono chiamate in causa nella mostra di Rodolfo Fiorenza che, come regola vuole, è stata appositamente ideata per lo spazio della fondazione Volume!. Con un preciso percorso (tassativamente da destra), piano piano si scoprono i “diversi” mondi fissati nelle fotografie. Di grande formato con scala pressoché 1:1 hanno bianchi e neri netti e saturi. Con la volontà di creare un vago rimando allo stesso corpo della macchina fotografica, un tenue spiraglio da sotto la prima porta, invita, solleticando la curiosità e l’atteggiamento voyeuristico dell’uomo, ad entrare materialmente nello spazio.

Di primo impatto può sembrare il solito giochino delle porte che creano un complicato labirinto ma, aprendo la seconda porta e attraversando quindi il brevissimo spazio tra le due, ci si ritrova in una sorta di cortile o di pianerottolo, occupato da altre porte. Tutte vissute e consumate dal tempo. E allora, nuovamente annullando del tutto l’inattività del fruitore, si apre la porta successiva. Una luce si accende e mostra il primo mondo: in una sorta di trompe d’oeil, e anche di gioco dei livelli, è riproposto lo spazio espositivo. È voler dire che da qui, da questa galleria, si possono aprire tanti spazi, della mente, della creatività, dei sogni o di altri mondi.

Così si iniziano ad aprire le porte successive, rimanendo “sulla soglia”, materialmente realizzata attraverso uno zerbino di metallo che ripropone, anziché i soliti “welcome” o “salve”, il titolo stesso della mostra. La superficie specchiante di questo “tappetino” in qualche maniera crea un doppio, il riflesso del mondo che si è andato a curiosare o a scoprire, e dello stesso spettatore che, come un altro sé, è catapultato in una realtà altra. Quella immaginata, cercata e creata dall’artista. Come uno scatto di flash, dalla seconda porta, il cui vetro smerigliato dall’esterno non fa intuire nulla, inizia il “viaggio”. Una terrazza, vista attraverso una finestra spalancata, da cui entra un acceso fascio di luce di una tersa giornata.

E così, chiamati a scoprire, ci si ritrova ad aprire avidamente le altre porte, allo stesso modo di quando si entra in casa e si cerca chi altro è arrivato, aprendo ad uno ad uno gli usci delle diverse stanze. Si apre la terza porta, e si è immersi nel buio di una stanza tenuamente illuminata dai deboli fasci di luce che attraversano le lamelle dei battenti di una persiana chiusa, come a tenere lontana la canicola estiva. Si apre l’altra porta, e ci si ritrova di fronte un’altra porta serrata, che fa capire che oltre non si può andare. Si continua a cercare e si apre un’altra porta. Ed ecco che la ricerca sembra finita.

Finalmente troviamo la persona, l’unica presenza umana in tutti gli ambienti finora esplorati. Una donna, di altri tempi, che sembrava aspettarci da una vita. Manca l’ultima porta. Che è quella dell’uscita, quella che mette fine al nostro viaggio e ci riporta nella realtà della nostra quotidianità.

26/09/2009

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