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Tomorrow. Le visioni in gomma di Maurizio Savini da Oredaria
Dora Coscarelli

Dove: Oredaria Arti Contemporanee
Quando: 01/10/2009 - 28/11/2009
Info: via Reggio Emilia 22-24, tel 0697601689, mar-sab ore 10-13/16-19.30, ingresso libero http://www.oredaria.it/

“Tomorrow” è il titolo della personale di Maurizio Savini, inaugurata lo scorso primo ottobre alla Galleria Oredaria in via Reggio Emilia. L’accesso allo spazio espositivo potrebbe, a prima vista, sembrare l’ingresso ad un mondo incantato, tutto colorato di rosa, colore che connota gran parte della produzione dell’artista. L’ambiente, pervaso da stimoli sinestetici e multisensoriali ci rapisce, trasportandoci in un’atmosfera infantile e serena, in cui il rosa e l’odore caramellato del chewingum, ci fanno assaporare una giocosa spensieratezza.

Appena superato l’ingresso, dove la scritta Tomorrow campeggia distorta dietro una serie di bottiglie di vetro colme d’acqua, ci viene annunciato quello che andremo a visitare, ovvero la rappresentazione del domani. Al centro della sala, davanti allo spettatore, si presentano due bambini, probabilmente due moderni protagonisti della favola di Pollicino. I bambini, interamente costruiti con piccoli tasselli di chewingum, che come una specie di mosaico ricoprono la sagoma delle sculture, hanno in mano qualcosa. Le piccole molliche di pane, che aiuterebbero il protagonista della favola di Charles Perrault a ritrovare la strada di casa, sono sostituite con pillole e pasticche di ogni tipo che, gettate a terra dai bambini, costituiscono la traccia del loro passaggio.

Questo fenomeno di straniamento, tra ciò che lo spettatore si aspetta di trovare in un ambiente pieno di bon bon e ciò che realmente è rappresentato, riporta bruscamente il piano di lettura su un livello più vicino alla realtà. La realtà è quella contemporanea e, in prospettiva, quella di un domani che tristemente Savini connota come esattamente uguale alla condizione attuale, già di per sé problematica. Scopriamo, a questo punto, che i bambini giocano felici con i palloncini rosa, ma anche con le colorate pasticche medicinali.

Le sculture sono circondate da piantine di abitazioni srotolate sulle pareti, illuminate da semplici lampadine in due diverse varianti di colori che ne connotano profondità e piattezza: il giallo e il rosa. L’interno domestico, aperto per abbracciare tutto quello che gli sta attorno, trascina nell’interno della vita privata e quotidiana dello spettatore tutto il contesto di oggetti che lo affianca. Elementi che connotano la vita quotidiana, come uno stendipanni e un lampadario, convivono tranquillamente con un’enorme corona di spine o un uomo d’affari in preda ad una caduta pericolosa, proprio come l’indice della borsa di cui si occupa.

Le bandiere di alcuni degli stati più potenti al mondo, sparse per la sala tra elementi domestici e non, ci ricordano che gli interessi economici e di potere politico sono in grado, sopra ogni cosa, di modificare la macrostoria di un paese o del mondo intero come anche la microstoria della vita quotidiana di ogni singola persona a discapito della vita stessa dell’essere umano. A raccordare tutto, come se fosse il centro nevralgico degli eventi del mondo, l’artista evocato a chiare lettere al centro di una tela come capostipite generazionale di un algoritmo di sinergie tra persone differenti, punto di raccordo di diverse competenze. La sensibilità dell’artista, ha, perciò, il dovere di non rimanere in silenzio, tentando, con l’operazione semantica dell’opera d’arte, di influenzare positivamente il mondo, che sembra essere insensibile alle sorti catastrofiche del domani.

Non è un caso che il materiale utilizzato da Savini, oramai dalla seconda metà degli anni novanta è il chewingum rosa. La gomma da masticare, oltre ad essere accattivante, profumata e innovativa è anche un elemento che ha insito tutto il significato consumistico della produzione industriale odierna. Il chewingum, è il consumo frivolo per eccellenza, si mastica, se ne assapora il gusto e si getta via dopo pochi minuti. Nonostante la sua origine naturale, la gomma americana può a pieno essere rappresentativa delle dinamiche del ciclo produttivo industriale: la velocità di usura degli oggetti e l’altrettanta velocità di produzione, non ne permettono né lo smaltimento né il riuso, favorendo le logiche economiche di mercato nella piena inosservanza delle regole della natura. Maurizio Savini, con questa esposizione, riesce a scrutare oltre l’apparenza scintillante e ben confezionata dai media delle pericolose dinamiche attuali e non è capace di rimanere ad osservare in silenzio il compimento del destino di un’umanità che si autodistrugge.

L’intenzione dell’artista è quella di svegliare l’umanità da un torpore di indifferenza e di inettitudine in cui stagna, per far si che il domani sia diverso da quel Tomorrow, che ha dovuto rappresentare oggi.

17/10/2009

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