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New York Minute: 60 Artisti della scena newyorchese al MACRO Future
Daniela Trincia

Dove: MACRO Future
Quando: 19/09/2009 - 01/11/2009
Info: piazza Orazio Giustiani 4 (Testaccio) tel 06 671070400, mar-dom ore 16-24. Ingresso: Intero € 4,50; Ridotto € 3,00 - Biglietto valido 7 giorni per l'ingresso alle due sedi museali (MACRO e MACRO Future) - www.macro.roma.museum.it organizzazione: DEPART F

particolare del lavoro di Ara Peterson e Jim Drain

New York e il suo mito sbarcano a Roma. Per inaugurare il nuovo corso del neo nominato direttore. Una mostra che si prefigge di illustrare il panorama artistico della Grande Mela e invece ...

“Venghino siori e siore, venghino a vedere il parco delle meraviglie”, sembra gridare uno sgraziato invisibile imbonitore. “Divertente” è, infatti, l’aggettivo più usato dai visitatori per definire la mostra allestita negli spazi dell’ex mattatoio capitolino. E se lo scopo era questo, è stato centrato appieno. Perché sin dall’ingresso, il visitatore viene blandito da Pimwheels (sotto il quale, neanche fosse il vischio di Natale, nessuno ha desistito dal farsi immortalare), il “simpatico” giochino di Ara Peterson e Jim Drain, “il gatto e la volpe” che porteranno Pinocchio nell’incantato Paese dei Balocchi. E la grande installazione di oltre una cinquantina di coloratissime “girandole” di diversi formati fanno da sipario.

Superato, si entra nel “nuovo mondo”. O almeno è questo che ci si aspetta. Aspettativa dovuta sicuramente alle promesse o alle speranze. Ed è la loro totale disattesa che fa sgonfiare la mostra come un soufflé tirato fuori dal forno anzi tempo. Le attese, infatti, non potevano che essere altissime dato che si prometteva una visione del panorama attuale dell’arte d’oltreoceano. Quella che, invece, è in mostra è una visione assai ristretta (e di parte) di una specifica “area” di ricerca, di artisti per lo più della classe ’73 e ’75, “belli e dannati” (le Polaroid di Dash Snow ne sono un po’ l’emblema).

Si era sperato che il nuovo giovane direttore, proprio perché nuovo e giovane, riuscisse a suggellare la ventata di novità anche nell’incancrenita sfera dei “burocrati”. E si sperava di uscire dall’ex mattatoio con un certo arricchimento culturale. Invece ci si sente come Pinocchio e Lucignolo al risveglio dalla notte di bagordi. Perché i sessanta artisti scelti, l’unica cosa veramente nuova che riescono a fare (e non sempre bene) è riattualizzare quello che li ha immediatamente preceduti (diplomaticamente nel comunicato stampa viene detto “svecchiare”), ma la matrice è talmente evidente che ne sembrano delle copie mal riuscite. E se può suscitare un certo fascino vedere quale sia il loro approccio verso la storia (e l’opera di Valerie Hegarty, Rothko Sunset, 2007 ne è un triste esempio) e sottolineare quanto invece la nostra cultura ne senta (tuttora e ancora) il peso, rimane l’amaro di come la storia, al contrario, venga dimenticata e del modo in cui si vuole dare, come nuovo esempio culturale, solo la superficialità e la maniera di ingraziarsi il pubblico meno smaliziato.

Si voleva l’evento? E si è avuto. Raramente per un altro vernissage si è vista una coda altrettanto lunga. Sarebbe stato lo stesso se fossero stati invitati, che so, sessanta giovani artisti tedeschi? Probabilmente no. Certo “alcune” opere sono “interessanti e carine”, per l’uso della tecnica (come Project Sunset di Evan Gruzis o la serie delle banconote lavorate con i disegni di tatuaggi di Scott Campbell), per l’idea (il Super Mario Brothers Nintendo NES di Cory Arcangel), mentre altre appaiono tremendamente infantili (i Kiss Paintings di Dan Colen). E, nonostante i due padiglioni ingorgati di lavori, rimane senza risposta l’enigma di come gli artisti newyorchesi “reagiscano agli stimoli”.

04/11/2009

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