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CELLA. Strutture di emarginazione e disciplinamento. A chi la disciplina non interessa.
Barbara Lanzafame

Dove: Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, Ex Casa di Correzione di Carlo Fontana
Quando: 06/11/2009 - 28/11/2009
Info: Via San Michele 25, mart-dom ore 11-19, ingresso libero www.uibk.ac.at/kunstgeschichte/forschungsprojekte/cella/cella_text.html

Foto di Barbara Lanzafame

È un silenzio che si rompe, quello che ancor prima dell’ingresso, produce la video-audioinstallazione di Ingrid Wildi, “Entrevista desde la cárcel, la voz disclocada”, nella mostra “Cella. Strutture di emarginazione e disciplinamento”.

All’interno del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, da un progetto dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Innsbruck, una selezione di artisti dai grandi nomi riapre e richiude i silenzi dell’Ex Casa di Correzione di Carlo Fontana.

Il gioco non si basa certo su andature lineari, come difatti la presentazione del piano terra mostra, in una continua oscillazione della percezione.

Le opere si dividono alternativamente tra attitudine e capacità di penetrabilità e non, rispetto al tema dell’isolamento, della comprensione, della rivendicazione alla chiarezza e giustizia degli eventi.

Nell’immaginario collettivo, se si potesse scegliere dove autorinchiudersi lo si farebbe forse nell’ovattato, confortevole “Progetto per interno rosso” di Alfredo Pirri, ma se lo si dovesse poi realmente fare, ci si ritroverebbe solo carcerati di se stessi, come l’artista tedesco Flatz, nei suoi giorni di reclusione della durata del tempo della mostra, rivela internamente alla sua camera detentiva, colma di scritti e disegni sui muri, indicativi di solitudine.

Al primo piano, dove si susseguono le celle, si legge nell’iscrizione:

“Da Francesco Albani che fondò questo istituto per la correzione dei minorenni traviati…”, e frontalmente alla sala impressiona la videoinstallazione “Open my glade (Flatten)” di Pipilotti Rist.

Il corpo dell’artista preme, scivola e si percuote senza tregua contro la superficie vetrata di una finestra chiusa di un edificio; come le mosche che sbattono contro i vetri, con una naturalezza dell’azione che si espone, cerca di inoltrarsi e si scontra con l’inattuabilità.

Tra le opere italiane di maggior rilievo quella di Pietro Perrone che chiude nella sua cella, “Il mare dei sogni”, rendendo questi sogni così intoccabili, inviolabili e forti di una luce diffusa, interiore.

Giuseppe Penone pone l’accento sull’individualità per mezzo delle impronte digitali, elemento specifico di ogni singolo individuo umano, che si estendono in linee continue dense di strade, pensieri segreti, “Propagazione” al di là delle restrizioni di chiusura.

L’ironia certo non manca: il video “Romanes” di Annja Krautgasser, è capace di scaturire una risata dopo l’altra pur mantenendo in luce la situazione drammatica della chiusura della cultura, dell’incomunicabilità, della polemica, nelle restrizioni, nel difficile passaggio all’aprire.

Così come nel video di Eva Schlegel: aprire la finestra, “Senza titolo” e senza delimitazione e volare.

18/11/2009

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