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Archeologia dell’immagine: Samorì, Cacconi e Guerzoni.
Valentina Piccinni

Dove: Rosso20sette arte contemporanea
Quando: 07/05/2010 - 19/05/2010
Info: Via d’Ascanio, 27 Roma info: 06.68193237 igresso gratuito - domenica su appuntamento - www.rosso27.com

Nicola Samorì, Being, 2009  -  Luca Caccioni, Lotophagie, 2008

Sino al 19 giugno sarà possibile visitare, presso la galleria rosso20sette arte contemporanea, la collettiva Archeologia dell’Immagine curata da Stefano Ferraro. Nello spazio della galleria sono stati chiamati a dialogare tra loro tre artisti di differenti generazioni, Franco Guerzoni (1948), Luca Caccioni (1962), e Nicola Samorì (1977), che hanno fatto del rapporto con la materia una delle declinazioni della loro poetica pittorica.

Se non si è completamente concentrati sulle proprie scarpe, camminando per via d’Ascanio è davvero difficile non lasciarsi toccare, o più semplicemente incuriosire, dalla forza dell’immagine che traspare dalla porta della galleria, una tavola dal cui fondo scuro e monocromo emerge in modo imponente un anonimo volto privo di caratteri fisiognomici. Quello che c’è dato vedere dall’esterno e che ci invita ad entrare è Being, opera in mostra di Nicola Samorì che, per mezzo di una tecnica mista su tavola che restituisce vita ad un passato privo di coordinate temporali, sembra racchiudere tra la superficie dell’opera e il suo titolo l’indefinibile stratificazione dell’essere nella sua neutra sessualità ed arcaica presenza. In quello che può essere definito un ritratto impossibile, viene sovvertita la canonica centralità degli occhi, attraverso uno sguardo restituito per mezzo di due macchie scure che dialogano con l’abisso immemoriale dal quale sembra venire alla luce questo “resto” e che ci rimandano all’invisto, all’enigma, all’ignoranza essenziale che ci abita e che ci permettete di vivere. Una testa-fossile che mostra sfacciatamente il tempo che l’ha segnata, una riemersione dall’antico, cosa non facile nell’epoca contemporanea, che le crepe della carta e la sua stratificazione sembrano esprimere, dichiarando la difficoltà della ri-nascita, della ri-presentazione, e l’impossibilità di una ri-affermazione dell’uguale, attraverso una pittura, quella di Samorì, che ritorna costantemente su opere del passato trasfigurandole, sconfessando il suo stato di copia e di riproducibilità tecnica a favore della sua unicità.

L’antico, la dimensione primordiale dell’immagine risiede anche nell’indistinzione, nell’astratto, nel non figurativo, nella materia. E’ quest’ultima a imporsi nelle opere di Guarzoni, come in Impossibili restauri, dove l’azione del tempo non è più ripercorribile a ritroso e i resti si fanno opera. L’osservatore è dunque chiamato ad appellarsi alla propria immaginazione per risolvere l’enigma del visibile - non più visibile.

Di un trascorso dismesso da riabilitare sotto una nuova forma parlano le opere di Caccioni che ridona visibilità, nelle sue Lotophagie, a carte e tele scenografiche recuperate nei teatri, destinandole a divenire superfici sulle quali far convivere segno grafico e calligrafico, e che utilizza l’olio di papavero come un non-colore che dona trasparenza e che allo stesso tempo disegna forme senza chiari contorni che vanno a sovrapporsi indelebilmente a ciò che di più antico le sottende.

Diversi punti di vista sullo stato dell’immagine e della sua archeologia, tra figurazione, astrazione e traccia, dove la stratificazione della memoria è esperita dai tre artisti che negano, ognuno a proprio modo, la lapalissiana evidenza, in uno spazio espositivo che vede l’opera del più giovane dei tre artisti, il forlivese Nicola Samorì, imporsi allo sguardo del visitatore attraverso un linguaggio concettualmente suggestivo e tecnicamente complesso, al quale viene data ulteriore centralità attraverso l’allestimento.

Tre artisti che molto hanno ancora a che fare con la materia proprio come l’archeologo, che fa del contatto con la terra-tempo la sua ragione di meraviglia, attraverso la quale vede riaffiorare dal sommerso un vissuto da ri-scoprire e al quale restituire senso.

13/05/2010

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