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Due nuove opere al Giardino della Serpara
Marcello Carriero

Dove: Giardino della Serpara
Quando: 23/05/2010 - 00/00/0000
Info: Civitella d’Agliano (VT) wiedo@libero.it, +39 0761 91 40 71, www.serpara.ne

JÉRÉMIE CRETTOL / SEVERIN MÜLLER

Poco distante da Viterbo, a Civitella d’Agliano, c’è il Giardino della Separa di Paul Wiedmer.

Il giardino è la sineddoche di un mondo immaginario dove la dolce mutevolezza della natura, sorpresa dall’artificio umano, rifulge confrontando le sue meraviglie. Il visitatore incredulo, aggredito dalle improvvise imboscate delle lingue di fuoco di Wiedmer, spiazzato da rumori metallici, nel giardino della Separa, può altresì provare emozioni incontrando due nuove opere.

Da tempo Paul Wiedmer è impegnato a far proliferare il suo luogo elettivo di residenza e quest’anno immette nel suo variegato vivaio le opere di due scultori svizzeri: Jerome Crettol e Severin Müller. Coltivati come piante, i nuovi interventi occupano le insolite radure di un parco steso su una piccola valle solcata da un torrente e racchiusa da scoscesi pendii rocciosi. Questo Locus amoenus è punteggiato da diversi episodi visivi contemporanei, infatti, le opere di ventitré artisti si sono integrate nel corso di tredici anni in un bizzarro labirinto difficile da riassumere in un solo colpo d’occhio che per questo non è riuscito mai a diventare “paesaggio”. La Serpara è piuttosto un groviglio di tracciati che solamente camminando, man mano, si può districare. Un filo annodato da quel confronto di meraviglie, come si diceva prima, un gioco che, una volta risolto, ti sprona serenamente a ricominciare da capo. In questo giardino la scultura di Crettol guarda al vicino Sacro Bosco di Bomarzo non tanto per la pietra con cui è fatta, il peperino locale, quanto per il gigantesco intreccio di volute che formano una mano stretta in un Pugno – Polpo. L’autore vede già la sua opera maculata da muschi mimetizzarsi pian piano con la caotica spontaneità che la circonda.

Per Müller il discorso è un altro: partendo da una fotografia l’artista restituisce tridimensionalmente l’immagine di una foto del 1954 impostando la nuova visione d’insieme nel rispetto della prospettiva dell’immagine di riferimento. L’installazione di figure infantili, a prima vista identiche, evoca un contesto mnemonico che sembra sospeso nel tempo come un fantasma fluttuante nel bosco.

24/05/2010

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