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La creatività marginale
Marcello Carriero

Dove: Art up - arte contemporanea
Quando: 18/09/2010 - 18/10/2010
Info: via delle Piagge 23 Viterbo info 0761091142 or. mar-sab 17-20 e per appuntamento, ingresso libero

Quest’estate mi sono venuti a trovare Diego Perrone e Christian Frosi che stavano girando la penisola alla ricerca di situazioni d’arte contemporanea nella provincia italiana.

Parlando con loro ho iniziato a riflettere sull’esistenza parallela di due mondi dell’arte, quello globalizzato ufficialmente celebrato dai grandi appuntamenti, dai grandi musei e collezioni, e quello marginale e nascosto tra nelle pieghe delle realtà locali. Una riflessione resa ancor più attuale dall’incombente federalismo che è l’attuale contenitore ideologico delle particolarità regionali, provinciali e comunali storicamente alla base dell’identità del nostro paese. L’arte in provincia, geograficamente vive una marginalità e nella dissimulazione della distanza dal mondo dell’arte adotta uno schema generico dello scenario internazionale moltiplicando i nodi di una rete che tutto abbraccia e tutto comprende. Quando, infatti, visito una mostra come quella in corso a Viterbo nei locali di Art Up mi stupisco ancora dell’energia che alimenta questa creatività marginale. Non essendoci più un “Genius loci” da celebrare, questa creatività sembra puntare tutto sul confronto tra ritmi dimessi e complessità di un mondo che viaggia a velocità insostenibili, un mondo ridotto a rumore di fondo, silenziato dall’euforia di un’incontro tra amici. Tra questi creativi non c’è pretesa di generare tendenze, non s’avverte la voglia di sfondare ma autentica passione da contrapporre alla frenesia dell’artista contemporaneo.

Le opere, al riparo dalle cifre iperboliche del grande mercato dell’arte, si presentano come pure unità visive, rendendosi disponibili al giudizio di un pubblico che fa presto ad accostarle al suo autore, perché lo conosce di persona, perché magari ci ha parlato il giorno prima per strada. L’opera vive così, sospesa tra la notorietà del quotidiano e l’ignoto del campo assoluto dell’arte. Sicura e sincera è poi la restituzione di una sensibilità esibita confidenzialmente, senza l’altezzosità della fama e in un amichevole dialogo con il visitatore, storie del fare e dell’essere sono narrazioni raccontate con un’intonazione familiare.

Pasquale Altieri espone un quadro che è un collage ben incorniciato di una foto su uno sfondo di piume, una foto di un ritratto fiammingo e poco importa se orecchia un lavoro di Giulio Paolini o Vettor Pisani, così come il tappeto di etichette delle sigarette di Di Maulo è l’ossessione cromatica di un accanito fumatore metafora del tempo per accumulazione o una citazione delle farmacie di Damien Hirst? E così via, passando dal quadro di Gian Mario Conti tra Jean Michael Basquiat e Pizzicanella o i percorsi classificatori di sapore fluxus di Carla Paiolo, il gioco luminoso di Marina Ioppolo dove l’ombra del visitatore si sovrappone all’ombra dell’autrice dipinta sul muro e le ceramiche di Emanuele Ioppolo, finché la visita all’esercizio esibito delle proprie attitudini finisce entrando nell’istallazione di Novella Bonfanti, Trought the looking-glass. Dopo aver attraversato una cortina nera di una stanza stretta e lunga ci si trova al cospetto di un teatro di posa con le macchine fotografiche fissate sui cavalletti illuminati da una grande light box in fondo, su cui appare immerso nella luce l’autoritratto di Novella. Guardando poi nel pozzetto di un’Hasselblad si vede il soggetto da lei stessa ritratto.

In questo intimo cortocircuito focaultiano si legge tutta la melanconia di un’artista che ha continuo bisogno di ri–conoscersi in un contesto avaro di riconoscimenti e prodigo di saggia cautela.

23/09/2010

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