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L’ARTE DEI GIOCHI DI “PRESTIGIO”
Teresa Lucente

Dove: Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Quando: 08/10/2010 - 07/11/2010
Info: Viale delle Belle Arti, 131, Roma. http://www.gnam.beniculturali.it/index.php?it/22/eventi/76/paolo-canevari-odi-et-amo

Paolo Carnevari, Little Boy, 2009 / Mantello, 1991

In occasione della mostra Odi et amo, a cura di Angelandreina Rorro, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna ospita una serie di opere di Paolo Canevari, che invadono le sale del Secondo Ottocento, reinterpretando l’arte del passato attraverso temi di una rovente attualità. Dissolta tra le opere della collezione, la mostra dona nuova linfa a un museo che si apre al contemporaneo alla pari del MACRO e del MAXXI.

In una delle sale più ampie, una bomba simile a quelle della seconda guerra mondiale ma ricoperta di una miriade di specchietti pende minacciosa sulla testa dei visitatori, accanto al monumentale modello in gesso di Giordano Bruno (realizzato da Ettore Ferrari per la statua di Campo dei Fiori). Little Boy (2009) ha il carattere intimidatorio di un ordigno e l’aspetto ludico di una strobosfera. Le luci che proietta nello spazio mentre gira su se stesso ricordano quelle di una discoteca anni Settanta, ma anche la pioggia di scintille tipica del fosforo bianco (l’arma chimica utilizzata recentemente dall’esercito americano in Iraq). Giocando con i simboli della cultura del passato e del presente, Canevari propone una riflessione critica e insieme ironica sul concetto di potere – politico o religioso che sia – e sugli strumenti per mantenerlo, tra cui (si sa) l’uso della violenza. Attraverso un’attenta analisi, impreziosita da un punto di vista cinico e dissacratorio, è possibile paragonare alcuni grandi personaggi storici come Giordano Bruno ai civili caduti negli attuali conflitti bellici, in quanto vittime dello stesso carnefice.

Sul lato opposto della sala, circondati dalle scenografiche battaglie risorgimentali, una dozzina di piccoli carri armati (Thanks, 2009) brulicano sul pavimento come se transitassero sul tabellone del Risiko. La gomma degli pneumatici e delle camere d’aria, con cui l’artista ha realizzato i ludici mezzi da combattimento, è un carattere distintivo della sua produzione sin dagli anni Novanta. Questo materiale povero, proveniente dall’immaginario del viaggio on the road, rappresenta per Canevari la chiave d’accesso a un processo mentale alternativo e a una visione epifanica. Fertile e avvincente è il gioco di rimandi visivi e concettuali originato dalla vicinanza delle scene di guerra sulle pareti – testimonianze di un passato glorioso – con il gruppo di sculture dalle fittizie ambizioni belliche. Ancora una volta, l’artista fa della propria arte il veicolo di una satira pungente ed esilarante.

Nella “Veranda Sartorio”, Canevari avvolge la figura bronzea di Caino di Domenico Trentacoste con il suo grande Mantello (1991) intessuto di camere d'aria vulcanizzate. La realizzazione, estremamente suggestiva, di un intervento diretto su un’opera ottocentesca – sintomo di grande audacia nel panorama artistico nazionale – favorisce una serie di riflessioni estetiche e filosofiche sul tema della rappresentazione e sul rapporto tra arte contemporanea e arte del passato. Guidato da un intento democratico anche nel fare artistico, Canevari attribuisce a un prodotto di scarto riciclato – tipico della contemporaneità – il “titolo nobiliare” che tradizionalmente era esclusivo del bronzo e di pochi altri materiali. La scelta del soggetto va forse ricondotta alla volontà di dimostrare che la violenza, in particolare quella nei confronti dei propri simili, caratterizza l’uomo sin dalle sue origini (nella Bibbia, Caino è il primo uomo nato naturalmente ma anche il primo assassino).

L’impegno etico e civile dell’artista emerge anche dalle ultime due opere in mostra. Da un lato, l’enorme e inquietante piovra disegnata a grafite all’ingresso del museo, simbolo del potere criminale, intima agli osservatori un rispetto carico di omertà. Dall’altro, il video Us (2009) pare richiamarci all’esercizio dei diritti e doveri propri della cittadinanza: chi “se ne lava le mani” si rende complice del sistema oppressivo. Come direbbe De André, “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

27/11/2010

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