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Un Natale bene-detto: Some Disordered Christmas Interior Geometries
Valentina Piccinni

Dove: silos fondazione alda fendi
Quando: 08/12/2010 - 15/12/2010
Info: via del foro traiano 1 info 06.6792597 Regia: S. Ricci. Con A. Gualdo, A. Pizzalis, A. Terio, B. Caridi, E. Menchicchi, F. Gomiero, G. Sartori, M. Angelilli, V. Beotti, V. Sirna, V. Esposito. Stylist S. Valsecchi, movimenti M. Angelilli.

fotografia di Lucia Puricelli

Dal'8 al 15 dicembre, presso gli affascinanti spazi del Silos della Fondazione Alda Fendi Esperimenti, in Via del Foro di Traiano 1, la compagnia Ricci/Forte ha inscenato lo spettacolo "Some Disordered Christmas Interior Geometries". Una performance di venticinque minuti ripetuta nove volte per otto giorni, che ha fatto della sinestesia, della multidisciplinarietà e del connubio tra più suggestioni la forza della sua unicità.

Ancora percepisco la sensazione netta, piacevole, di una caldo inatteso, di un suono che accarezza l'udito e che poi perturbandolo si fa trascinare nel ricordo. Le voci sulle guance e nelle orecchie, le parole sussurrate, gli sguardi, gli occhi, i volti nascosti dagli specchi e il mio riflesso; il contatto, il ricordo, la confidenza più tagliente, il percorso nella memoria di tutti, l'offerta della "prima bevanda", del "pasto originale": il latte. Le luci, il suono dei tacchi, i corpi impossibili da ignorare nel loro doloroso svelamento, la complicità tra attore e spettatore, il racconto di un vissuto. Desideri, tutti tesi a denunciare ciò che di più Unheimlich fa dell'uomo l'essere che è nell'essere al mondo.

La bravura dei performer: perchè nessuno ne scrive? Si, è ovvio, il nome della compagnia ingloba il resto, ma dopo che ci hanno accompagnato, servito, parlato, toccato, guardato, dopo aver camminato insieme, dopo aver sentito il loro alito, il loro odore, dopo tutto ciò troppe poche parole sulla bellezza degli attori.

Dico bellezza per dire bravura, per raccontare la convinzione che aleggia, palpabile, mentre si mostrano e si ri-presentano come attori ma soprattutto come persone, donne e uomini. E allora oltre a tessere le lodi della regia e della scenografia, che vanno di certo omaggiate, non bisogna scordarsi di chi ha fatto la scena occupando e quindi inventando lo spazio in cui siamo stati invitati ad entrare.

Alcune disordinate geometrie interiori, come quelle pubblicate quasi trent'anni fa da una grande fotografa, Francesca Woodman, che dopo poco si tolse la vita, e alla cui opera il titolo di questo spettacolo si ispira.

Il Natale, la più consumistica delle feste è, per molti, la più dolorosa; e lo è anche da bambini, quando i desideri non vengono realizzati dal Babbo Barbuto, e da grandi quando spesso si è costretti a condividere la tavola forzatamente, gomito a gomito, con quelli il cui sangue è anche un po’ il nostro, ma che spesso sono stati i fautori di un qualche malessere che ci abita.

Un Natale bene-detto, non nel senso sacro del termine, ma ben narrato, ben rappresentato, ben evocato dagli attori e dagli autori della compagnia Ricci/Forte, che hanno fuso il tragico, il cinico, il comico e la reale attualità, lasciando negli spettatori la sensazione di non aver esclusivamente visto o guardato, ma di aver fatto esperienza di qualcosa.

Uno performance di introspezione e di denuncia, personale e sociale, dove il pubblico e il privato si fondono mostrando la loro disarmante complicità e il loro intrinseco scontro.

Niente lucette colorate e rassicuranti, niente alberi agghindati, ma le ‘verità’ di un coro di anime disposte a svelare la vacuità di una tradizione buonista, dietro cui si nascondono malinconiche gesta familiari e speculazioni consumistiche e alienanti.

In questo momento storico, in cui le certezze sono oramai un’utopia, suona come un grido questa evocazione fuori dalle righe che riporta in luce ciò che solitamente si tenta di far scivolare in secondo piano, cercando in tutti i modi di abbindolare la società civile rendendola schiava di un sistema allo sfascio.

17/12/2010

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