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La Terapia di Myriam Laplante
Teresa Lucente

Dove: Reload, ex officine automobilistiche Rosati
Quando: 10/01/2011 - 05/03/2011
Info: viale Arcangelo Ghisleri, 44 (zona Pigneto) - 00176 Roma. Orario: ma-sa ore 17–19. Ingresso libero. http://www.reloadroma.com

photo Achille Filipponi

Quando la vita in città diventa un inferno… ci pensa Myriam Laplante a farci rilassare, con una terapia di gruppo dagli effetti miracolosi. Ecco come una performance artistica può essere più terapeutica di qualsiasi seduta psicanalitica…

La parola LOVE campeggia sulle lenti tonde alla John Lennon e il sorriso beffardo le illumina il viso: così, amorevole e cinica, Myriam Laplante (Chittagong, Bangladesh, 1954; vive tra Roma e Bevagna) si propone di curare i nostri disturbi da stress con una performance dal potere taumaturgico. Siamo al Pigneto, nelle ex officine automobilistiche di via Ghisleri, spazio che il progetto Reload ha recentemente trasformato in sede espositiva. L’artista canadese accoglie i suoi “pazienti” in una sala semi-buia, impreziosita da fioche luci colorate. Il forte odore d’incenso inebria i presenti contribuendo a creare un’atmosfera distensiva e preparatoria al rito benefico.

Laplante è perfettamente cosciente dello stato di alienazione e frustrazione in cui cadiamo noi comuni cittadini, vittime dei frenetici ritmi metropolitani. Scopo della sua Terapia sembra innanzitutto quello di ridicolizzare il nostro alto stadio di insofferenza, anche nei confronti di questioni insignificanti: “le molliche sulla tovaglia quando uno ha un pranzo importante, il rubinetto che goccia, le persone troppo allegre, le dichiarazioni dei redditi, gli arroganti, i falsi, i papponi, gli ipocriti […] insomma, le piccole cose di tutti i giorni!”. L’artista opera su un tavolo di fronte agli astanti. Da una grande valigia scura prende un manichino di gomma che, una volta gonfiato, veste con un tutù rosa. Di tanto in tanto si rivolge al pubblico con parole rassicuranti e finti sorrisi, alternando speranza e falso ottimismo. Il suo atteggiamento illogico non fa che evidenziare le contraddizioni tipiche della società contemporanea e, gradualmente, induce a prenderne consapevolezza, fino a demonizzarle. Così, Laplante innalza il buffo pupazzo – dagli occhi vuoti e dalla bocca sporca di rosso – sopra la sua testa e, girando su sé stessa, lo fa danzare al ritmo diuna ninna nanna. La musica del carillon suona sempre più lentamente, fino a spegnersi.

La reazione del pubblico, che si lascia cullare e si abbandona quasi ad un’ipnosi generale, determina la riuscita della Terapia. La performance conferma l’interesse di Laplante per la dissacrazione delle ambiguità e delle patologie del vivere civile. Nella sua prima produzione l’artista si identifica soprattutto con dei personaggi alienati dalla società, ispirati all’immaginario circense (ad esempio la donna barbuta o la scimmia ballerina). Negli ultimi anni, le sue opere – performance, installazioni e fotografie – cedono il carattere di autoritratto ad una visione più globale della nostra epoca, sottolineando la subordinazione dell’individuo al potere economico e politico. Con ironia, cinismo e spregiudicatezza Laplante mette in scena delle rappresentazioni grotteschedella quotidianità che sembrano veicolare un consiglio: ogni tanto fermatevi e rideteci su.

01/03/2011

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