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Ian Tweedy: Debris
Gabriella D'Argenio

Dove: Monitor gallery
Quando: 05/02/2011 - 26/03/2011
Info: Via Sforza Cesarini 43a-44 Roma info: 06. 39378024 monitor@monitoonline.org www.monitoronline.org

Ian Tweedy propone la sua seconda personale a distanza di due anni dall’esordio. L’artista espone in galleria, dopo aver disseminato le sue immagini sui muri di diverse città europee, Roma, Francoforte, Dussendolf, Amburgo. Tweedy, infatti, ha mosso i primi passi nell’ambiente della street art e dei writers, per poi dedicarsi ad una ricerca più matura e personale.

Aspetto peculiare del suo lavoro è l’utilizzo di materiali preesistenti. Vecchie tele degli anni ‘50 già dipinte, portafotografie postbellici, copertine di libri divengono il supporto per le sue opere. L’artista rielabora materiali che già hanno una storia ed un passato rivitalizzandoli attraverso la pittura, il collage, il disegno. Così opere create da altri in un passato più o meno lontano assumono nuova vita e nuove forme grazie all’intervento dell’artista che non si preoccupa di nascondere le immagini realizzate precedentemente, ma al contrario le lascia convivere e coesistere con i propri successivi interventi. La mescolanza tra passato e presente, la volontà di distruggere la storia e di ricostruirla a suo modo, avviene attraverso l’utilizzo di questi oggetti, di cimeli e di dipinti realizzati da altri in passato a cui l’artista aggiunge il proprio personale intervento adattandoli al contesto contemporaneo. Questa stratificazione ammanta di mistero le opere di Tweddy che affascinano proprio perché evocano un trascorso ed una storia che spesso non riusciamo più a distinguere dal presente.

L’allestimento della personale ha trasformato anche il volto della galleria che per l’occasione è stata ritinteggiata, una sala è stata dipinta di verde, l’altra di marrone scuro, così da creare una netta suddivisione dei lavori, per tematiche ed estetica. L’ambiente, così trasformato, ed alcuni objet trouvè utilizzati dall’artista (un modellino di aereo, alcune cornici del dopo guerra) evocano il mondo militare. Anche in questo caso il riferimento è al passato, ma questa volta al passato personale dell’artista che è nato e ha vissuto la sua infanzia ad Hann, in Germania, in una base militare e che per questo spesso è influenzato nelle sue opere dall’immaginario militare e bellico. Memoria collettiva e memoria individuale convivono, le due sale esprimono bene questa doppia tematica. Nella sala grigio-verde, i dipinti, i collage, le sculture utilizzate come tavolozze, il grande quadro site-specific che campeggia sulla parete di fondo fanno riferimento ad un vissuto personale. Il grande dipinto che rappresenta uno studio d’artista (evidentemente il suo), le sculture-tavolozze realmente utilizzate per la realizzazione del dipinto, i materiali poveri accumulati e riciclati, le copertine di libri stappate ed esposte si riferiscono al lavoro fisico e manuale dell’artista, alle sue ricerche, alle sue sperimentazioni.

Nell’altra sala il colore scelto dall’artista per le pareti della stanza -un marrone scuro- rende più cupo l’ambiente, ma anche le opere esposte sono più oscure e rievocano un passato bellico ed angoscioso. In questo caso i materiali riciclati utilizzati si caratterizzano per l’unicità e la ricercatezza. Infatti preziosi reperti di guerra come particolari cornici anni ’40 decorate con pallottole in bronzo, contengono delicati disegni di nudi dipinti da Tweedy che mostrano dettagli e particolari di corpi femminili del passato. Altri oggetti di riciclo che ci conducono in dietro nel tempo sono le vecchie tele degli anni ’50, dipinte chissà da chi, che Tweedy capovolge, utilizzando il retro pulito come supporto per i propri dipinti che assumono così un aspetto crepuscolare e decadente. Anche in questa sala è presente una grande tela, eseguita direttamente in galleria dall’artista. Questa opera, dalle cromie più scure, rappresenta una torre, immagine riproposta anche in altre occasioni dall’artista, simbolo e monumento ad una popolazione, una cultura, un tempo ormai passato, scomparso, dimenticato. L e macerie che danno il titolo alla mostra sono questi oggetti del passato utilizzati in vario modo dall’artista che con il suo intervento assumono nuova vita, diventando cimeli di un tempo da non dimenticare, da proteggere dall’oblio. Vissuto personale e storia collettiva e condivisa quindi si fondono in questa personale che ben sintetizza il lavoro compiuto dall’artista negli ultimi anni e la ricerca di un proprio particolarissimo linguaggio artistico.

29/03/2011

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