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La via del colore - Ulrich Ebern a Viterbo
Marcello Carriero

Dove: Palazzo Chigi
Quando: 02/09/2012 - 10/10/2012
Info: Via Chigi, 15 – Viterbo. Orario mostra 17.00-19.30 (esclusi i festivi)

Lontano dai clamori delle biennali, di Documenta e Manifesta, lontano, quindi, dalla diatriba tra etica e mercato, nascosta in una nicchia della provincia italiana, la mostra di Ulrich Ebern La pianta e il muro è un’intelligente scorciatoia per raggiungere argomenti critici pregnanti anche se meno altisonanti. Alla Galleria Miralli di Viterbo una serie di lavori pensati per lo spazio di Palazzo Chigi apre una riflessione sulla natura complessa del linguaggio della pittura contemporanea.

Scansando, infatti, le proverbiali discussioni sulla legittimità del medium, la pittura non figurativa di Erben parte e termina sulla superficie. Incentrata sulla percezione pura dei colori su un muro, Erben segue la linea fenomenologico – gestaltica, poiché crede nella fisicità del colore e nel vettore concettuale del modulo quadrato. Ispiratosi alle mura della città medievale di Viterbo, Erben ne astrae il ritmo usando la ripetizione del quadrato con cui mostra le qualità degli accordi dei campi cromatici mentre, in parallelo, sonda la struttura della percezione di pattern giocando tra fondo e figura con il profilo di una pianta.

Erben appartiene ad un filone tedesco che muove da Gotthard Graubner, un sentiero lungo il quale non abbandona mai la traccia fisica della stesura che rimane testimonianza del fare senza distrarsi nella critica strutturale, rimanendo perciò fatto costruttivo. È importante, per capire la linea fenomenologica, chiarire la duplice diramazione dalle monocromie degli anni Sessanta ossia dal grado zero. Una più nota (e studiata), è la cosiddetta linea analitica che indagava gli elementi costitutivi, ossia il dentro, il “sotto” della pittura; mentre il modo di pensare di Erben che poi è, in un certo senso, anche quello di Jerry Zeniuk, riguarda una seconda linea che spinge a porsi davanti all’opera per captarne il suo significato a cominciare dalla superficie. L’occhio è quindi chiamato costantemente a ragionare sulla posizione del soggetto nello spazio (quindi nel mondo), indagando i minimi spostamenti del colore, la meraviglia della stesura sulla superficie, ma anche il campo visivo che certifica l’esistenza percettiva.

19/09/2012

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